Durante Alighieri, al secolo Dante, nacque a Firenze in una data imprecisata tra maggio e giugno del 1265. Era figlio di Alighiero da Bellincione un nobile minore di Firenze che pare di mestiere facesse l’usuraio, sua madre si chiamava invece Bella degli Abati dal borgo di Montegemoli di Volterra, la quale morì presto, lasciando Dante ancora fanciullo.

Della vita di Dante sappiamo poco e per lo più grazie a personaggi dell’epoca che lo conoscevano, perché lui di sé non ha mai raccontato granché in modo diretto.

Sappiamo che si dedicò agli studi di retorica, filosofia e cultura francese e che entrò a contatto con le scuole che promuovevano la poesia in volgare.

Nel 1277 gli venne promessa in sposa Gemma Donati che divenne sua moglie qualche anno dopo e che, già prima dell’esilio di Dante da Firenze, gli aveva dato almeno tre figli: Pietro, Iacopo e Antonia.

Nel frattempo a Firenze imperversa una lotta politica aperta all’interno della fazione Guelfa: da una parte ci sono i Guelfi Neri, cioè la nobiltà tradizionale della città che sostiene Papa Bonifacio VIII, dall’altra ci sono i Guelfi Bianchi, cioè la nobiltà dei commercianti, quella nuova, tra cui troviamo anche Dante.

 

I Guelfi Bianchi nel 1302 perdono e vengono condannati. E’ proprio in questo momento che Dante, completamente avverso alla politica di Bonifacio VIII, viene condannato per baratteria e viene espulso vita natural durante dalla Toscana, pena la condanna a morte.

Da ora in poi Dante inizia il suo lungo peregrinare “per l’altrui scale”, ossia entrando e uscendo da case non sue, senza la libertà vera di decidere per sé, fino alla morte. Si recherà a Forlì, poi a Bologna, in Casentino, a Verona, e infine approda intorno al 1318 “su la marina dove’l Po discende” (Inf. V, 98) a Ravenna, chiamato da Guido da Polenta, signore della città.

Quì, nella nostra bella città di pianura, iniziano gli ultimi anni del Sommo, in cui gli verrà data la possibilità di esercitare la professione di letterato, con l’istituzione di una cerchia di poeti rimatori in lingua volgare, oltre che di ambasciatore per la signoria locale.

Guido da Polenta gli darà altresì la possibilità di terminare l’opera magnificente per cui lo ricordiamo, cioè la Commedia. Proprio a Ravenna pare egli abbia terminato la cantica del Paradiso e preso numerosi spunti per alcune ambientazioni e descrizioni del Purgatorio, mentre si aggirava per la città, all’interno delle sue chiese bizantine e dei luoghi simbolo, come la pineta.

Una volta a Ravenna lo raggiunsero per certo anche i figli Pietro e Iacopo che acquistarono casa a poca distanza dalla basilica di San Vitale e anche Antonia, la quale divenne monaca presso il monastero di Santo Stefano degli Ulivi a Ravenna.

 

Nel corso del 1321 Dante venne chiamato dall’amico Giovanni del Virgilio a Bologna per ricevere l’alloro poetico, ma decise di declinare temendo il nuovo podestà della città Fulcieri de Calboli, uno dei Guelfi neri fiorentini che aveva promosso la sua condanna all’esilio.

Guido da Polenta poco dopo lo inviò a Venezia in ambasce, per sanare una controversia. Il viaggio divenne fatale per il Poeta, poiché durante il ritorno, passando per le paludi deltizie, contrasse la malaria.

Morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Le sue esequie vennero celebrate all’interno della chiesa di San Francesco e venne sepolto prima dentro il convento francescano, poi venne creata un’area dedicata, chiamata zona dantesca. Alla fine del Settecento il Comune di Ravenna chiese all’architetto Camillo Morigia di realizzare la Tomba di Dante, sotto forma di tempietto neoclassico.

Ancora oggi le spoglie mortali del Sommo Poeta riposano al suo interno.